IL PARADOSSO DEL CORPO

In questa mostra personale Giovanna Torresin presenta opere degli anni 2000/2004. Negli ultimi anni l'artista ha esposto in numerose mostre personali ecollettive. Fra queste ricordiamo: Trieste: "Realfiction: Natura naturans 2", 1997; Biella: "Trans-Figura", 1998; "Corpo estraneo", 1999; Genova, La Spezia, Courmayeur, Bologna: "Il corpo rinato", 2000; Udine, Ferrara, Torino: "Identità mutante", 2001; Pinerolo: "Peso del virtuale", 2002; Trieste: "Lavori in pelle", 2003; Zola Predosa "Il nudo fotografico e il segno della pittura. Dall'accademiaal digitale", 2004; Zagabria: "Sexy", 2004. Alcuni artisti degli ultimi quaranta anni basano le loro operazioni suatteggiamenti e azioni in cui essi stessi sono protagonisti. Anche nell'autoritratto nato durante il Rinascimento e giunto al massimo dell'intensità nell'ottocento il protagonista è l'autore, ma mentre nell'autoritratto l'indagine riguarda la sua psicologia e i suoi sentimenti, nelle opere moderne la figura, o addirittura la presenza fisica dell'artista, è usata per creare delle metafore. Un linguaggio, a ben vedere, carico di dissimulazione e di ambivalenza, in cui l'artista esplica contraddizioni e travestimenti, e può esprimersi senzal'obbligo delle coerenze formali della tradizionale pittura o scultura. E'una tendenza riconducibile a quella che è stata chiamata 'arte concettuale', definizione fin troppo generica con diverse varianti, in cui spesso gli oggetti artistici (performarce e installazioni) sono variamente volatili o transeunti. Alcuni artisti, invece, preferiscono fissare le loro opere su un supporto (tela, fotografia, film, ecc.) talvolta sottoponendole a manipolazioni formali, elettroniche o manuali. Soggetto e oggetto delle opere di Giovanna Torresin è il suo corpo fotografato e trasfigurato in cui si innestano in modo enigmatico parti di oggetti e che nell'ultima serie entra in simbiosi con delle armature guerresche. Non creda il visitatore di trovarsi di fronte a un corpo seducente e adoggetti sensibili: niente di tutto questo. Il corpo è trasformato consofisticati procedimenti fotografici ed elettronici fino a dare di esso un'ombra del corpo vivente. Gli oggetti presenti sulla scena, ad esempio l'armatura istoriata, compenetrano la superficie corporea quasi fossero iscrizioni per cui rimane incerto se si tratti di un corpo o di un anonimo manichino o di un corpo celato. Se le armature di Paolo Uccello nelle tavole della 'Battaglia di San Romano' conservata agli Uffizi di Firenze sono armature senza corpi all'interno e, quindi, protagoniste di una scena dall'alto valore fiabesco e morale, qui le armature adombrano una forma corporea che non vuole essere né naturale né ideale. Giovanna Torresin non fa alcuna indagine psicologica o formale, non c'è alcun autoritratto, forse, elaborando la propria immagine e deformandola esprime la necessità di osservarsi lateralmente come un altro da sé che non è completamente un altro ...Alcuni critici hanno interpretato in senso psicoanalitico le opere dell'artista che afferma di aver sempre tentato "di dare un significato al corpo, non solo per un disagio personale ma anche perchè, mai come in questo momento, il corpo nella nostra società è negato o rifiutato". Ma la chiave psicoanalitica, pur pausibile, rafforzata a prima vista dalle motivazioni dell'artista, attinge, a mio parere, a una falda più profonda che riguarda il senso dell'esistenza di tutti e di ognuno. Non è solo per il disagio della civiltà, per la falsificazione dei rapporti che ci sentiamo eternamente in dissidio con il nostro corpo. E' almeno fin da quando se ne ha la memoria storica che il corpo è separato dalla coscienza, prima come prigione dell'anima (Platone e San Paolo), poi come oggettivazione della scienza. Il corpo è mio mentre l'io paradossalmente è nel corpo (dove?) ma non è il corpo, proprio come il mondo è contemporaneamente in me e fuori di me. E' avvenuto uno stacco che ha reso il corpo percepibile secondo un processo culturale a tutti comune, che ognuno percorre dall'infanzia, materia manipolabile, sostituibile, intercambiabile, un corpo separato dalla coscienza e con essa in perenne dissidio. Come è avvenuto? Prima con il linguaggio del corpo, poi con la voce, indi con la scrittura. Il nostro è il mondo della scrittura, è la scrittura il principale mezzo formativo e condizionale del nostro rapporto con il mondo, scrittura che ormai leggiamo dimenticando la sua natura astratta e astraente,e non vedendo più il suo stesso supporto. Scrittura e costituzione della cosa: non è forse in questa esagerata oggettivazione che il corpo diventa altro dal sé? Al vertice dellacontraddizione c'è il mio corpo diviso dall'io. E infatti Giovanna Torresin ritorna al corpo disperatamente e sul corpo innesta oggetti e iscrive arabeschi di armature, istoriazioni che diventano surrogato del corpo. Il paradosso del proprio corpo è questo: che diventa tale separandosi; lascrittura che fu potente agenzia della separazione ritorna su di esso per sperimentare l'esperienza vivente manipolandolo, istoriandolo,ri-scrivendolo. Corpo che soffre o prova piacere o corpo estraneo, inrapporto problematico con il suo stesso padrone. Come l'occhio che vede ma non vede sé stesso (Wittgenstein) così la coscienza ha un oscuro senso della sua posizione: essa è un punto focalesempre decentrato e soffre la separazione. La nostra artista avverte ponendosi lateralmente che il suo corpo è una parte incerta della sua umanità. Identità che nelle sue opere si allarga tout court nel connubio conle cose alla ricerca del corpo vivente. Interpretazione che vale per tutti in quanto senso di un processo umano sempre più divaricato e della cui stessa origine facciamo fatica ad avere la consapevolezza.


Umberto Gavinelli  - Catalogo